La città romana di Claterna
Ozzano dell'Emilia
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Discovering Claterna

Dorme intatta sotto i campi della frazione Maggio di Ozzano dell'Emilia, a mezzo metro di profondità. Da 1500 anni.
Ora, per Claterna, è arrivato il momento del risveglio. La città romana che si estende lungo la Via Emilia per 600 metri e per 300 metri a nord e sud della stessa strada consolare, è la protagonista di un grande progetto di studio e valorizzazione archeologica, frutto della sinergia tra il Comune di Ozzano, l'Associazione "Civitas Claterna" e la Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna

Il territorio di Ozzano dell'Emilia cela una delle più interessanti realtà archeologiche della regione. Ai due lati della via Emilia, nell’area compresa tra l’abitato di Maggio e il torrente Quaderna, si stendono i resti di una città antica, Claterna. Nessun rudere emerge in superficie; affiorano dalle zolle arate solo vestigia di quel grande passato con piccoli frammenti di vetri, ceramiche, mattoni e tessere musive di marmi colorati.
A partire dal 1891 varie campagne di scavo sono state condotte nel suolo del centro urbano antico, uno dei pochi della regione a non aver avuto continuità abitativa dall’antichità ad oggi. I saggi di scavo -tutti poi ricoperti per preservare le strutture- hanno messo in luce reperti di notevole interesse: strade, ambienti termali, case, fognature, iscrizioni, oggetti d’uso e d’ornamento. Le abitazioni mostrano stanze spaziose, con bei pavimenti spesso a mosaico o in cocciopesto decorati con disegni eleganti, geometrici o ispirati a motivi vegetali.


Pavimento a mosaico con figure geometriche (scavo del 1933) esposto nella sede della Soprintendenza

 

La città romana di Claterna prese il nome dal fiume che tuttora la bagna, il Quaderna, toponimo ritenuto di origine etrusca che parrebbe quindi attestare un insediamento nel luogo già in quell'epoca.
Le prime notizie che riguardano Claterna si riferiscono ad un episodio della guerra di Modena, quando Aulo Irzio, nel 43 a.C., la espugna e vi si insedia per rafforzare la posizione di Ottaviano contro Antonio. Il passo di Cicerone (ad fam., XII,5,20) non sembra lasciare dubbi sul fatto che la città sia stata presa con le armi, il che attesterebbe la presenza di un apparato difensivo attorno alla città, non necessariamente costituito da solide mura ma verosimilmente realizzato con un vallo o terrapieno benché oggi non ne resti traccia evidente sul terreno.
Altre fonti scritte sono le iscrizioni incise su lapidi in pietra rinvenute nel territorio e nel sito della città, dedicate a personaggi di rango, imperatori e divinità.
La città è ricordata anche da S. Ambrogio (Ep.II,8), vescovo di Milano, che sul finire del IV secolo la include tra i “semirutarum urbium cadavera” (cadaveri di città semidirute), riferendosi al destino di decadenza economica e spoliazione da parte degli eserciti barbarici o al servizio di usurpatori che accomunava molti altri centri della regione.
Nonostante questa documentazione storica relativamente ricca, di Claterna sappiamo ancora assai poco.
La città scomparsa è da anni al centro di ricerche e studi da parte della Soprintendenza e del Gruppo archeologico Città di Claterna. Queste forze hanno trovato nel Comune di Ozzano e nell'I.M.A. Industria Macchine Automatiche S.p.A. il supporto indispensabile per intraprendere un progetto di più alto profilo che attraverso la recente istituzione dell’associazione culturale “Civitas Claterna”, nata il 26 giugno 2005, punta a dare nuovo impulso e vigore allo studio e alla conoscenza della città.
Ecco una sintesi dei dati a tutt'oggi noti sulle vicende e caratteristiche di Claterna

Claterna prima dei Romani
Il territorio di Ozzano si estende su un’area che occupa in parte la pianura e in parte le prime colline appenniniche. Da est ad ovest corre la via Emilia che, seppure di fondazione romana, rispecchia un antico percorso preistorico (forse risalente all’età del Bronzo), una sorta di pista pedemontana che giungeva al mare all’altezza di Rimini e che collegava tra loro gli sbocchi in pianura di una serie di tragitti transappenninici.
Ancora più anticamente questo territorio, come tutta la zona pedeappenninica bolognese e romagnola, vide la presenza di gruppi umani fin dal Paleolitico le cui tracce si possono ritrovare sotto forma di attrezzi litici in selce o ftanite (roccia sedimentaria di origine organica) presenti su alcuni terrazzamenti collinari oppure nel corso stesso del Quaderna, trasportati dal millenario scorrere del torrente.
Fu soprattutto durante l’età del Bronzo (XVIII - X secolo a.C.), con precedenti nel Neolitico, che nel territorio bolognese orientale si avviò una fase insediativa duratura e ben organizzata, con grandi villaggi che attraverso vari momenti evolutivi giunsero alla fine del II millennio a.C.
Il I millennio a.C. segna in Italia la nascita non solo dell’età del Ferro ma anche di una nuova importante civiltà, quella Villanoviana (IX - metà VI secolo a.C.), che prende il nome da Villanova di Castenaso, la località non lontana da Ozzano dove furono effettuati i primi rinvenimenti archeologici di questo tipo nel corso dell’Ottocento. Il periodo villanoviano fu la prima fase della civiltà etrusca che in quest’area dell'Emilia-Romagna assunse una grandissima importanza: l’etrusca Felsina -l’odierna Bologna- fu una città di notevoli dimensioni, di cui si vanno sempre più scoprendo le fasi formative e l’aspetto di antica capitale dell’Etruria Padana nei numerosi scavi archeologici condotti nel centro storico.
La colonizzazione tipica dell’epoca etrusca doveva estendersi anche nella parte orientale del territorio bolognese con piccoli nuclei insediativi con funzioni di fattorie o di modesti villaggi.
Il territorio di Ozzano non doveva fare eccezione ed il sito stesso di Claterna, che cela nel nome l’origine etrusca, mostra reperti e livelli abitativi risalenti almeno all’età Villanoviana, quando il popolamento venne favorito dalla collocazione pedecollinare all’incrocio tra la pista pedemontana ed una via di penetrazione appenninica alla sinistra del torrente omonimo.
Una nuova fase culturale si ebbe nel IV secolo a.C. con l’arrivo dei Celti, popolazione nordica che, proveniente dalle regioni transalpine, era suddivisa in grandi tribù: quella dei Boi, forse proveniente dall’odierna Boemia, interessò il nostro territorio come gran parte della regione. L’impatto con le città etrusche fu dapprima violento, con la perdita di autonomia politica da parte degli Etruschi, ma in seguito i due gruppi etnici e culturali si mescolarono, creando una nuova civiltà, definita appunto etrusco-celtica. Vicino a Monterenzio, in località Monte Bibele, è stato rinvenuto un villaggio in cui visse una popolazione con tratti culturali misti. Anche il sito di Claterna ha restituito alcuni ornamenti di tipo celtico, testimoniando una continuità di insediamento tipica di buona parte di questo territorio.

L’età romana e la città di Claterna
Nella regione Cispadana compresa tra gli Appennini ed il fiume Po, l'età romana si apre ufficialmente nel 268 a.C. con la fondazione della colonia di Ariminum (odierna Rimini), in un territorio già appartenente alle tribù celtiche. Il territorio più occidentale, comprendente la maggior parte dell’odierna Emilia-Romagna, fu conquistato stabilmente dai Romani soltanto dopo la seconda guerra punica (218-202 a.C.) e dopo lunghe campagne militari contro i galli Boi nei primi anni del II secolo a.C.
Bologna, già Felsina etrusca, fu fondata come colonia latina con il nome di Bononia nel 189 a.C., mentre più oscure sono le origini di Claterna. A parte i precedenti etruschi, è probabile che il centro abitato, sorto forse nell’area più vicina al torrente Quaderna, a sud della via Emilia, si sia formato durante la prima metà del II secolo a.C., contemporaneamente alla grande colonizzazione agraria della pianura che vide lo stanziamento di numerose famiglie di piccoli proprietari.
Claterna fu dapprima un villaggio (forse un conciliabulum) con due funzioni principali. La prima itineraria, dovuta alla sua collocazione all’incrocio tra la via Aemilia ed una via transappenninica da identificare secondo alcuni con la via Flaminia Minor (entrambe le vie consolari furono realizzate nel 187 a.C.). La seconda funzione, altrettanto importante, fu di tipo economico e sociale: Claterna divenne un centro di riferimento per il territorio circostante, densamente popolato ed in fase di grande espansione economica e produttiva.
La vera dignità urbana fu tuttavia raggiunta solo con l’autonomia amministrativa, quando nel I secolo a.C. (in periodo sillano o forse più tardi, sotto Cesare) Claterna fu elevata al rango di municipio, come capoluogo di una grande circoscrizione territoriale estesa tra i torrenti Idice e Sillaro, confinante ad ovest con Bononia, e ad est con Forum Cornelii, l’odierna Imola.
Fu soprattutto nei primi secoli dell’impero, infine, che la città conobbe il massimo splendore, come risulta chiaramente dalla documentazione archeologica.


Strutture edilizie di età romana (oggi ricoperte per preservarne l'integrità)

 

La forma della città - Durante il I secolo a.C. la città acquisì una fisionomia ben definita, che oggi si mostra nelle sue linee essenziali attraverso le indagini archeologiche. L’area urbana assume una forma quasi trapezoidale, con sviluppo da est ad ovest per circa 600 metri. Si collocava a cavallo della via Emilia, che ne costituiva il decumanus maximus (la via più importante), per un’estensione di circa 150 metri tanto a nord quanto a sud della stessa. Nel momento di massima espansione, occupava dunque un’area di circa 18 ettari,  senza contare i suburbi che potevano estendersi anche per alcune centinaia di metri lungo gli assi della viabilità maggiore.
Le altre strade principali erano costituite da una via parallela al corso del Quaderna, con andamento differente rispetto all’orientamento viario prevalente, da un grande cardine ortogonale alla via Emilia (il cardo maximus) e da altre due vie parallele a quest’ultima, collocate rispettivamente nel settore nord ed in quello sud della città. L’impianto urbano era delimitato ad est dal torrente Quaderna e ad ovest dal Gorgara, un corso d’acqua minore.
Altre tracce emergono da una ricostruzione archeologica fondamentalmente basata sulle indicazioni provenienti dalle raccolte sistematiche di superficie (survey), dall’analisi della fotografia aerea, dall’applicazione di metodi geofisici e da esplorazioni mediante saggi di scavo.


Veduta aerea (da sud-est) dell'area archeologica in località Maggio di Ozzano dell'Emilia

 

L’impianto urbano era di tipo misto, con isolati di forma e ampiezza variabili: si tratta cioè di un esempio di città che unisce aspetti dovuti ad un’origine di tipo spontaneo (l’antico conciliabulum) ad altri dovuti a un ordinamento pianificato, intervenuto nel momento in cui il centro assunse una funzione amministrativa ufficiale. Le strade furono realizzate semplicemente con piani acciottolati, a differenza ad esempio delle vicine Bononia e Forum Cornelii, ove sono stati rinvenuti ampi tratti di lastricati in basoli di trachite (pietre di forma poligonale).
Da sottolineare infine il fatto che la forma della città fu intimamente connessa al territorio: le vie principali altro non erano che prolungamenti dei limiti centuriali, ovvero di quelle strade che, con un reticolo regolare di maglie quadrate di circa 710 metri per lato, solcavano l’intera pianura, segnandone profondamente il disegno e la struttura generale.

Le caratteristiche della città e del suburbio - Come tutte le città romane, Claterna aveva il suo fulcro nel foro, luogo di mercato e sede delle principali funzioni urbane: fu scoperto nell’Ottocento, nel settore orientale della città, come prolungamento ed allargamento della strada consolare Emilia. Nulla sappiamo di possibili altri edifici o spazi pubblici, come i templi, che tuttavia certamente esistettero come attestano antiche iscrizioni (epigrafi).
Molto più frequente è la documentazione archeologica pertinente alle domus, case private di personaggi più o meno facoltosi. Queste domus, che spesso mostrano il classico schema ad atrium tipico della tradizione romana, erano dotate di ambienti riccamente pavimentati con mosaici o più ordinariamente con mattonelle in cotto, nonché di vasche e di peristili con aree aperte e porticate.


Mosaico policromo con decorazione figurata (Bologna, Museo Civico Archeologico)

 

Le indagini archeologiche degli anni ‘80 e ‘90 hanno anche mostrato tipi edilizi più modesti, con pavimentazioni in terra battuta e alzati in materiali non durevoli, come il legno e l’argilla, che testimoniano la grande varietà della compagine sociale che viveva a Claterna. Al di fuori della città si estendevano le aree suburbane, con le necropoli poste lungo le vie di comunicazione, dotate anche di veri e propri monumenti funerari, e con aree produttive e di servizio come le strutture per la lavorazione del vetro e del ferro o gli edifici pertinenti ad una stazione di posta (mansio).individuati nella periferia orientale della città, oltre il Quaderna.

Le caratteristiche del territorio - Il territorio, come accadde per gran parte dell’Italia padana, fu suddiviso al momento della presa di possesso delle terre da parte dei coloni romani. Un reticolo di strade e canali per il drenaggio del terreno e per lo scorrimento delle acque, denominato centuriazione, fu realizzato in pochi anni da parte degli agrimensori romani: ogni maglia misurava circa 710 metri di lato ed era ulteriormente frazionata in appezzamenti regolari assegnati a ciascuna famiglia. Ancora oggi le tracce di quest’opera grandiosa segnano la regione Emilia-Romagna e gran parte del territorio di Ozzano.
La centuriazione aveva molteplici funzioni: costituiva una efficace rete di comunicazioni, era un sistema drenante e al tempo stesso di irrigazione, era infine un riferimento per l’appoderamento e per il catasto che registrava le proprietà dei terreni.


Pavimentazione bicroma a mattonelle esagonali e romboidali rinvenuta nel 2003 durante un'aratura

 

Nella pianura centuriata, ma anche nelle zone pedecollinari e collinari, il sistema insediativo dominante era per edifici sparsi, fattorie e ville più o meno regolarmente distribuite. Esse presuppongono una forma economica dominante, quella della media e piccola proprietà. Più rare le grandi proprietà, contraddistinte da ville con ampi settori destinati alla produzione ed al magazzinaggio delle derrate alimentari, e con interi quartieri facenti parte della cosiddetta pars urbana, residenza dei ricchi possidenti e pertanto riccamente decorata con mosaici ed affreschi.
Nelle campagne, particolarmente produttive tra I secolo a.C. ed il II secolo d.C., in coincidenza con il fiorire dell’economia italica, erano prodotti soprattutto cereali e vino, esportati anche mediante le anfore.

La cultura materiale - Nella città romana, sia in età repubblicana che in età imperiale, circolavano molti manufatti, segno del fiorire di attività artigianali sia in città sia in campagna.
Vi erano così numerosi contenitori in ceramica appartenenti a diverse classi, molti oggetti metallici, soprattutto in bronzo, vasi in vetro e strumenti in osso quali stili per scrivere, aghi crinali, piccoli fusi e componenti per mobili.
I vari manufatti ed utensili testimoniano un intenso scambio commerciale non solo a livello regionale ma con tutto il territorio dell’impero, sia con i paesi mediterranei, sia con i paesi nordici: notevoli ad esempio dovevano essere le importazioni di ferro grezzo dal Norico, l’odierna Austria.


Applique in bronzo a forma di delfino (depositi SAER)

 

Le ricerche archeologiche a Claterna - Sul finire dell’Ottocento ebbero inizio le prime sistematiche esplorazioni archeologiche che misero subito in luce il grande potenziale della città sepolta soprattutto per quel che riguarda l’edilizia di tipo abitativo e gli impianti viari. Nel 1933 furono recuperati alcuni mosaici mentre negli anni Cinquanta e Sessanta furono messi in luce i resti di un’altra domus.
Da qualche decennio la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna sta curando una serie di esplorazioni sistematiche volte ad approfondire, con grandi saggi di scavo, alcuni dei temi posti dall’urbanistica e dalle fasi evolutive della città antica. Queste ricerche hanno alla base un complesso e articolato progetto di ricognizione sistematica dell'area messo in atto dal Gruppo Città di Claterna. A tale scopo l’area urbana e periurbana è stata suddivisa in maglie quadrate di 10 metri per lato che formano un reticolo che serve come base per la raccolta dei materiali archeologici e il disegno degli affioramenti di materiali edilizi, sulla base dei quali si possono impostare ipotesi preliminari sulle caratteristiche di quanto giace nel sottosuolo.

La fine di Claterna e la trasformazione del territorio in età tardoantica
I primi segni di un profonda crisi dovettero coincidere con il cambiamento delle strutture economiche, sociali e politiche dell’Impero, durante quel III secolo che vide il sopraggiungere delle prime incursioni barbariche anche nel cuore dell’Italia centro-settentrionale.
La città si impoverisce lentamente e poche sono le iscrizioni, quasi tutte conservate nel Lapidario del museo di Bologna: una ricorda, come patrono della città, Agrippa, l'amico e genero di Augusto, un'altra celebra la munificenza di un seviro che aveva fatto eseguire nei giochi per la città durati sei giorni, altre, ma pochissime, hanno carattere sepolcrale.


Iscrizione dedicata ad Agrippa (Bologna, Museo Civico Archeologico)

 

Città e territorio erano intimamente collegate: se a Claterna recenti scavi archeologici hanno mostrato alcune domus e case abbandonate già in età medioimperiale, l’analisi del territorio mostra un chiarissimo calo nel numero degli insediamenti sparsi a partire dalla fine del II secolo. Da questa crisi profonda deriverà una radicale ristrutturazione dell’insediamento, con la nascita di poche grandi proprietà a controllo del territorio.
Se in aree vicine vi sono prove della notevole persistenza del fenomeno urbano ad opera di élites collegate alla corte della non lontana Ravenna -che divenne capitale agli inizi del V secolo-, a Claterna si innescò un processo irreversibile che portò al definitivo abbandono della città tra V e VI secolo, tanto che essa può essere annoverata tra i pochi casi, nella nostra regione, di discontinuità urbana nel passaggio al medioevo. Fin dall'inizio il processo di abbandono si legò a una profonda crisi del territorio, anch’esso recante una manifesta discontinuità non solo nell’evidente calo dell’insediamento ma persino nel venir meno della maglia centuriale che in questa zona, a differenza di quelle limitrofe, appare decisamente meno conservata.
Le ricerche più recenti mostrano che la parte finale dell’età tardoantica, alla vigilia del medioevo, non sia stata solo una storia di continua decadenza: singole parti del nostro territorio videro decise ristrutturazioni, con vere e proprie rioccupazioni di terre abbandonate. Ma ormai Claterna, come centro di servizi e come riferimento amministrativo, era venuta meno quasi del tutto.
Tuttavia, nella sia pur generale frammentazione di quella che fu precedentemente un’unità economica ed amministrativa, presero corpo altri possibili centri di riferimento. Ad esempio, la parte più orientale del claternate tra V e VI secolo potrebbe aver gravitato attorno ad un luogo di culto sorto presso un antico centro di scambi in prossimità del fiume Sillaro nell'area dove nascerà, molto più tardi, Castel S. Pietro. Si tratta di una delle prime testimonianze archeologiche del culto cristiano nel nostro territorio, testimoniato dalla fondazione di una grande chiesa a tre navate che sembra trovare nell’architettura ravennate i principali modelli di riferimento.
Qui sono state rinvenute pure le tracce dello stanziamento di una popolazione di cultura gota a testimonianza della presenza, anche nel claternate, di queste genti di attitudini guerriere che, regnante Teodorico, occuparono stabilmente gran parte dell’Italia sul finire del V secolo.
Il regno italico del grande re Teodorico segnò in molti campi una vera e propria ripresa, coinvolgendo attivamente nell’amministrazione molti personaggi di cultura romana.
Dopo la guerra greco gotica (535-553), l’Italia fu riconquistata da Giustiniano, ma ben presto l’arrivo di un altro popolo di origine germanica segnò le sorti del paese. I Longobardi, alla guida del re Alboino, varcarono le Alpi nel 568 d.C. e spezzarono definitivamente l’unità italica: il territorio bolognese, rimasto nell’orbita bizantina come tutta la parte orientale della regione (l’esarcato con capitale Ravenna), divenne per alcuni aspetti un territorio di frontiera, ai confini con il territorio conquistato da questa popolazione germanica. L’arrivo dei Longobardi segna in Italia l’inizio del medioevo: da questo momento mutarono definitivamente le condizioni economiche, politiche e sociali. Claterna aveva già cessato di esistere come esperienza urbana ed il suo frammentato territorio cominciò a gravitare nell’orbita dei centri urbani vicini, Bologna ed Imola.

Il Medioevo e l’età moderna
Il territorio della città di Claterna conobbe, dopo la fine dell’età romana, una serie di trasformazioni molto importanti. Il centro urbano non venne mai più rioccupato e questo finì per determinare una situazione abbastanza anomala nell’ambito della regione. Mentre altre città limitrofe continuarono ad essere abitate in varia misura e rappresentarono centri di importanza diversa di caso in caso, il futuro territorio ozzanese vide la scomparsa del suo principale insediamento.
I primi secoli del Medioevo mostrano quindi pesanti trasformazione del territorio. La diminuita popolazione andò accentrandosi in un numero modesto di strutture rurali, realizzate spesso in materiale deperibile, come la terra ed il legno, mentre gli oggetti della vita quotidiana divennero maggiormente semplificati e prodotti con materiali meno pregiati. Spariscono progressivamente, per esempio, le stoviglie per la tavola e gli oggetti in vetro, mentre aumenta proporzionalmente il numero di recipienti per la cucina, in ceramica o in pietra, questi ultimi importati dall’area alpina, e gli oggetti in legno.
I documenti scritti non ci parlano diffusamente di questo territorio se non secoli dopo la fine dell’Impero romano, ma già in età carolingia sappiamo dell’esistenza di alcuni castelli sulle prime colline appenniniche, mentre l’attuale centro di Ozzano risulta essere un’area priva di strutture importanti. Le aree fertili della pianura presentano tracce di toponomastica tipica dell’ambito ravennate, con la presenza di due masse, ossia aree estesamente coltivate, caratterizzate dall’aggregazione di numerosi poderi. La popolazione, comunque, pare concentrata nelle aree di collina. Si tratta solo della premessa alla diffusione di un gran numero di abitati fortificati sia in pianura che, soprattutto, nelle aree collinari e montane, destinati ad ospitare tra X e XII secolo gran parte della popolazione. Abitati attuali come Settefonti, S. Pietro e Castel de’ Britti erano in origine piccoli centri fortificati, difesi da palizzate o dal terreno accidentato.
Nel medesimo periodo si diffondono anche le strutture religiose, in particolare pievi e monasteri, alcuni dei quali raggiungono, come nel caso di Pastino e Monte Armato, una discreta importanza a livello del territorio bolognese. Le dipendenze della pieve di Pastino, in particolare, consistenti in chiese, cappelle, altre proprietà e pertinenze, investirono un areale ragguardevole fino al XIV secolo, mentre della vicina S. Stefano in Claterna le prerogative decaddero già alla fine del XII secolo. Innumerevoli altre chiese minori erano disperse nel territorio ed all’interno dei castelli, come la cappella di S. Maria scavata dagli archeologi al di sotto di quella attuale all’interno del castello di Settefonti.
In tutto questo periodo, anche a fronte della decadenza di numerose infrastrutture, la via Emilia continua a rappresentare un irrinunciabile elemento di comunicazione su cui vanno a collocarsi edifici religiosi e strutture assistenziali, come gli ospitali per i viaggiatori. Lo stesso sistema di strade e ponti attira il popolamento non solo in pianura ma sulla stessa montagna, come nel caso dei castelli e monasteri collocati presso le vie per la Toscana.
A partire del XIII secolo, con l’affermarsi dei Comuni maggiori all’interno dello scenario politico, la situazione pare mutare drasticamente. Il territorio ozzanese viene scavalcato dalla nuova politica di Bologna, che costruisce dalla fine del XII secolo una serie di borghi franchi, cioè abitati con esenzioni fiscali e rocche, al fine di controllare e gestire efficacemente il proprio territorio. La linea di siti fortificati costruiti al confine imolese racchiude la nostra area con una cintura di abitati difesi da fossati e palizzate, mentre sempre più diffusi all’interno di questa linea divengono gli edifici rurali, case disperse nel territorio lungo le strade ed abitate da agricoltori che vivono e lavorano sulle proprietà di nobili o istituti religiosi. Il massimo sviluppo di questo fenomeno si avrà a partire dal tardo XV secolo, quando gli investimenti degli imprenditori urbani si rivolgono alla campagna in maniera massiccia, realizzando un paesaggio costruito e costellato di strutture ed infrastrutture, conservatosi fino a pochi decenni or sono. Questo sistema produttivo è modellato a misura delle città, alle quali efficientemente forniva carne e frumento, e dello sviluppo demografico generalizzato.