BOLOGNA - RITROVATO IL CIMITERO EBRAICO MEDIEVALE
Distrutto nel 1569, se ne era persa ogni traccia: con le sue 408 sepolture è il più grande finora noto in Italia
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Bologna medieval Jewish Cemetery recovered
 

Arrivando al canto della Via detta Borgo Locco,
vedevasi in codesta località un Orto, anteriormente Cimitero degli Ebrei,
scacciati da Bologna, in numero di circa 800, il 26 maggio 1569 per ordine del papa S. Pio V,
il loro cimitero fu concesso alle Monache di S. Pietro Martire, le quali ne fecero un Orto,
procurandovi accesso al loro Convento mediante corridoio che sotterraneo traversava la Via.
Tale concessione del 29 novembre, dello stesso anno suaccennato,
venne loro fatta per Breve dal Medesimo Pontefice persecutore degli Ebrei.
Cose Notabili della Città di Bologna, ossia Storia cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati
Giuseppe Guidicini (1763-1837)

Il Cimitero di via Orfeo di Bologna è la più vasta area funeraria medievale mai indagata in città, testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento - che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città - sopravvive per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”. Con le sue oltre 400 sepolture è anche il più vasto cimitero ebraico medievale indagato in Italia e secondo in Europa solo a quello di York in Inghilterra.
Un gruppo di lavoro composto da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Comunità Ebraica di Bologna e ricercatori indipendenti, con il supporto del Comune di Bologna, ha avviato un Progetto di ricerca al fine di ricomporne le vicende storiche, ricostruendo le dinamiche insediative e l’evoluzione topografica e sociale dell’area. Uno degli obiettivi primari di tale progetto è l’elaborazione di un piano di recupero della memoria e la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico e della storia della comunità bolognese.

Cimitero Ebraico Medievale di Bologna: sequenza immagini
(per una migliore visualizzazione effettuare il download)

Particolare da Bononia docet...
Il quadrante sud-est di Bologna come appare in un particolare di Bononia docet mater studiorum, tratto da Theatrum civilitatum et admirandorum Italiae..., Amstelodami, Typis Joannis Blaeu, 1663

Tra il 2012 e il 2014, l’area che si è poi rivelata il “perduto” cimitero ebraico medievale di Via Orfeo, è stata oggetto, nell’ambito della costruzione di un complesso residenziale, di uno scavo archeologico stratigrafico estensivo, condotto dalla Cooperativa Archeologia, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza di Bologna.
Il cimitero si colloca nel quadrante sudorientale della città, nei pressi del Monastero di San Pietro Martire, nell’isolato compreso tra Via Orfeo, Via de’ Buttieri, Via Borgolocchi e Via Santo Stefano.
Le fonti archivistiche rivelano come quest’area fosse connessa alla componente ebraica della popolazione bolognese fin dal XIV secolo. I riassunti degli atti notarili conservati presso l’Archivio di Stato di Bologna riportano, nell’anno 1393, il resoconto dell’acquisto, da parte di Elia ebreo de Urbeveteri, di un appezzamento di terre ortive arborate collocato in contracta sancti Petri Martiris. Il terreno può essere identificato con l’area che sarà poi consacrata a luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi fin dalla fine del XIV secolo. Questa funzione permane fino al 1569, quando l’emanazione di un Breve e di due Bolle Papali condanna le persone di religione ebraica ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellate dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato.
Con la Bolla «Cum nimis absurdum», emanata il 14 luglio 1555, papa Paolo IV pone una serie di limitazioni ai diritti delle comunità ebraiche presenti nello Stato Pontificio: in particolare impone agli ebrei l’obbligo di portare un distintivo giallo, li esclude dal possesso di beni immobili, vieta ai medici ebrei di curare i cristiani e sancisce la costruzione di appositi ghetti dentro i quali gli ebrei avrebbero dovuto vivere.
Con la bolla «Hebraeorum Gens», emanata il 26 febbraio 1569, papa Pio V ordina entro tre mesi l’allontanamento dalle terre dello Stato Pontificio di ogni ebreo di ambo i sessi. “Trascorsi questi tre mesi chiunque, sia abitante sia forestiero, sia adesso sia in futuro, in qualunque momento sarà trovato in una città, terra o luoghi dei detti possedimenti […] sia spogliato di ogni avere e gli siano applicate le leggi fiscali, diventi schiavo della Chiesa di Roma e sia in perpetua servitù e la detta Chiesa rivendichi per se quegli stessi diritti che gli altri signori hanno sui servi e sulle proprietà.”
Uno degli effetti più violenti di queste persecuzioni è l’autorizzazione a distruggere i cimiteri e a profanare le sepolture ebraiche presenti in città. Una damnatio memoriae che riesce solo in parte visto che negli atti e registri degli anni seguenti, ma soprattutto nella consuetudine orale, quell’area continua ad essere indicata come “Orto degli Ebrei”.
Con il Breve del 28 novembre 1569, Pio V dona l’area del cimitero ebraico alle suore della vicina chiesa di San Pietro Martire, accordando alle monache la facoltà “di disseppellire e far trasportare, dove a loro piaccia, i cadaveri, le ossa e gli avanzi dei morti: di demolire o trasmutare in altra forma i sepolcri costruiti dagli ebrei, anche per persone viventi: di togliere affatto, oppure raschiare e cancellare le iscrizioni ed altre memorie scolpite nel marmo”.
Lo scavo archeologico del cimitero di via Orfeo ha riportato alla luce gli sconvolgenti effetti di questi provvedimenti: circa 150 tombe volontariamente manomesse per profanare la sacralità delle sepolture, nessuna traccia delle lapidi che dovevano indicare il nome dei defunti, forse vendute o riutilizzate. Proprio da via Orfeo provengono probabilmente le quattro splendide lapidi ebraiche oggi esposte nel Museo Civico Medievale di Bologna.
L’area cimiteriale bolognese ha restituito circa 400 tombe a inumazione perfettamente ordinate in file parallele, con una rigorosa disposizione che comprende lo spazio di rispetto tra le sepolture, con fosse orientate est-ovest e capo del defunto rivolto a occidente: sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali con ricchi oggetti di ornamento personali in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra. La qualità tecnica e la ricchezza dei materiali utilizzati per la realizzazione degli elementi di ornamento costituiscono una peculiarità del caso di via Orfeo, difficilmente riscontrabili nei cimiteri coevi.

Una piccola porzione del Cimitero ebraico mediavale di Via Orfeo
Una piccola porzione del Cimitero di via Orfeo in corso di scavo (Archivio SABAP-BO)

Ulteriori ricerche analizzeranno le conseguenze del passaggio di proprietà del terreno al Monastero di San Pietro Martire, verificando l’eventuale presenza anche di sepolture cristiane inserite nell’area del precedente cimitero ebraico.
Le ricerche sul cimitero ebraico di Bologna presentano una rilevanza sul piano storico e culturale, delle implicazioni sociali e religiose, che impone la costruzione di una più ampia prospettiva di indagine che coinvolga non solo la comunità scientifica ma la cittadinanza bolognese nella sua interezza. A tale fine il progetto di ricerca in via di elaborazione intende impegnarsi anche su un piano partecipato di valorizzazione del patrimonio culturale e della storia della comunità ebraica bolognese che comprenderà, oltre la pubblicazione scientifica dello scavo, un convegno internazionale, una mostra e la realizzazione di percorsi tematici urbani e virtuali.

Accurati studi di tipo archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico cercheranno di fare luce sulle dinamiche insediative in quest’area della città, sulla sua evoluzione storica, topografica e sociale, sulla popolazione ebraica a cui il cimitero era pertinente, sui riti funerari e la connotazione sociale e culturale della comunità di via Orfeo.
Gli studi archeologici analizzeranno sia le sequenze stratigrafiche, che attestano una frequentazione dell’area dall’Età del Rame fino all’età moderna, con un focus dedicato alla fase medievale durante la quale il cimitero è in uso, sia i materiali recuperati nello scavo, avvalendosi anche del confronto con alcuni contesti cimiteriali ebraici scavati in Inghilterra, Francia e Spagna. Tra i materiali recuperati durante lo scavo, particolare attenzione verrà dedicata ai numerosi gioielli medievali rinvenuti, di cui verranno studiate caratteristiche stilistiche, tecniche di realizzazione e significati delle incisioni presenti.

Anelli in oro a fascia e con castone rinvenuti negli scavi (foto Macrì)
Anelli in oro a fascia e con castone rinvenuti negli scavi del Cimitero Ebraico medievale
(Archivio SABAP-BO, 2017 – foto Roberto Macrì)

Lo studio antropologico punterà a ricostruire gli aspetti biologici, comportamentali e culturali dei singoli individui e dell’intero campione, individuando sesso ed età al momento della morte, composizione (es. sex ratio), stato di salute (es. mortalità infantile), rapporti di parentela, aspetti legati alla dieta ed eventuali interventi di manomissione post mortem operati sui resti scheletrici.
La ricerca demo-etno-antropologica indagherà gli aspetti propriamente culturali, rituali e religiosi del cimitero.
L’approccio interdisciplinare, con l’integrazione delle metodologie di studio archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico, permetterà di fare luce sulle dinamiche storiche e sociali della comunità bolognese, rileggendo il patrimonio culturale ebraico come esperienza di vita della collettività ebraica dal Medioevo a oggi e come elemento costitutivo dei Beni Culturali della città. Partendo dal cimitero di via Orfeo, il Progetto intende diffondere la conoscenza del patrimonio ebraico e valorizzare i luoghi simbolici della storia della comunità bolognese, con un approccio diacronico, al fine di contribuire al processo di costruzione di una memoria cittadina attiva e partecipata.

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: Soprintendente Luigi Malnati, Renata Curina, Valentina Di Stefano
Alma Mater Studiorum Università di Bologna - Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali: prof.ssa Maria Giovanna Belcastro
Comunità Ebraica di Bologna: Presidente Daniele De Paz, Rabbino Capo Rav Alberto Sermoneta, ex Presidente della Comunità Ebraica di Bologna Lucio Pardo
Ricercatori indipendenti: Laura Buonamico (Cooperativa Archeologia), Mauro Librenti, Valentina Rizzo

Lo scavo archeologico è stato condotto da Cooperativa Archeologia sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Il restauro dei materiali rinvenuti negli scavi è stato eseguito da Micol Siboni e Monica Zanardi, laboratorio di restauro della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Le riproduzioni fotografiche e le elaborazioni grafiche dei materiali sono state realizzate da Roberto Macrì della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; le riproduzioni fotografiche in fase di scavo sono state realizzate da Laura Buonamico di Cooperativa Archeologia.

Le informazioni scientifiche sono di Renata Curina (renata.curina@beniculturali.it ) e Valentina Di Stefano (valentina.distefano@beniculturali.it ), Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, e di Laura Buonamico (buonamico@archeologia.it ) e Greta Bocchini (gretina88@gmail.com ), Cooperativa Archeologia

Stralcio della Pianta scenografica del territorio urbano di Bologna, Matteo Borboni, 1724
L'area indagata come appare nella Pianta scenografica del territorio urbano di Bologna realizzata da Matteo Borboni (ried. del 1724)


L’importante scoperta e il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ebraico della città sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta il 7 novembre 2017 a Bologna

Cartella stampa con contributi di
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara
Comunità Ebraica di Bologna
Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Valentina Rizzo, Antropologa Culturale, Ricercatrice indipendente


RITROVATO IL CIMITERO EBRAICO MEDIEVALE DI BOLOGNA
DISTRUTTO NEL 1569, SE NE ERA PERSA OGNI TRACCIA: CON LE SUE 408 SEPOLTURE È IL PIÙ GRANDE FINORA NOTO IN ITALIA
L’eccezionale scoperta sarà il fulcro di un progetto di studio e valorizzazione del patrimonio culturale e della storia della comunità ebraica bolognese

È la più vasta area cimiteriale medievale mai indagata in città, testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento -che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città- sopravvive per secoli solo nel toponimo di “Orto degli Ebrei”.
Ritrovato nel corso degli scavi archeologici del 2012-2014, il cimitero ebraico medievale scoperto in Via Orfeo a Bologna non è solo il più grande finora noto in Italia ma un’opportunità unica di studio e ricerca. Sono state scavate 408 sepolture di donne, uomini e bambini, alcune delle quali hanno restituito elementi d’ornamento personale in oro, argento, bronzo, pietre dure e ambra.
Un gruppo di lavoro composto da Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Comunità Ebraica di Bologna e ricercatori indipendenti, con il supporto del Comune di Bologna, cercherà di ricomporne le vicende storiche, ricostruendo le dinamiche insediative e l’evoluzione topografica e sociale dell’area. Uno degli obiettivi primari del Progetto è l’elaborazione di un piano di recupero della memoria e la valorizzazione del patrimonio culturale ebraico e della storia della comunità bolognese.
Tra il 2012 e il 2014, l’area che si è poi rivelata essere il “perduto” cimitero ebraico medievale di Via Orfeo è stata oggetto di uno scavo archeologico stratigrafico estensivo, condotto dalla Cooperativa Archeologia in relazione alla costruzione di un complesso residenziale. Il sepolcreto si colloca nei pressi del Monastero di San Pietro Martire, nell’isolato compreso tra Via Orfeo, Via de’ Buttieri, Via Borgolocchi e Via Santo Stefano.
Le fonti d’archivio riportano che quest’area fu acquistata nel 1393 da un membro della famiglia ebraica dei Da Orvieto (Elia ebreo de Urbeveteri) per poi essere lasciata in uso agli Ebrei bolognesi come luogo di sepoltura. Questa funzione permane fino al 1569, quando l’emanazione di due Bolle Papali condanna le persone di religione ebraica ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellate dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato. Uno degli effetti più violenti di queste persecuzioni è l’autorizzazione a distruggere i cimiteri e a profanare le sepolture ebraiche presenti in città. Una damnatio memoriae che riesce solo in parte visto che negli atti e registri degli anni seguenti, ma soprattutto nella consuetudine orale, quell’area continua ad essere indicata come “Orto degli Ebrei”.
Con il Breve del 28 novembre 1569, Pio V dona l’area del cimitero ebraico alle suore della vicina chiesa di San Pietro Martire, accordando alle monache la facoltà “di disseppellire e far trasportare, dove a loro piaccia, i cadaveri, le ossa e gli avanzi dei morti: di demolire o trasmutare in altra forma i sepolcri costruiti dagli ebrei, anche per persone viventi: di togliere affatto, oppure raschiare e cancellare le iscrizioni ed altre memorie scolpite nel marmo”.
Lo scavo archeologico ha riportato in luce gli sconvolgenti effetti di questo provvedimento: circa 150 tombe volontariamente manomesse per profanare la sacralità delle sepolture, nessuna traccia delle lapidi che dovevano indicare il nome dei defunti, forse vendute o riutilizzate. Proprio da via Orfeo vengono probabilmente le quattro splendide lapidi ebraiche esposte nel Museo Civico Medievale di Bologna.
L’area cimiteriale di Via Orfeo ha restituito 408 sepolture a inumazione perfettamente ordinate in file parallele, con fosse orientate est-ovest e capo del defunto rivolto a occidente.
La razionale organizzazione planimetrica delle tombe e la presenza di oggetti d’ornamento di particolare ricchezza sono peculiarità difficilmente riscontrabili nei cimiteri coevi. Ulteriori ricerche consentiranno di analizzare le conseguenze del passaggio di proprietà del terreno al Monastero di San Pietro Martire, verificando l’eventuale presenza anche di sepolture cristiane inserite nell’area del precedente cimitero ebraico. Gli studi archeologici analizzeranno sia le sequenze stratigrafiche, che attestano una frequentazione dell’area dall’Età del Rame all’età moderna, sia i materiali recuperati nello scavo, avvalendosi anche del confronto con alcuni contesti cimiteriali ebraici scavati in Inghilterra, Francia e Spagna. Tra i oggetti rinvenuti negli scavi, un approfondimento sarà dedicato ai numerosi gioielli medievali, di cui verranno studiate caratteristiche stilistiche, tecniche di realizzazione e significati delle incisioni presenti.
L’approccio interdisciplinare, con l’integrazione delle metodologie di studio archeologico, antropologico e demo-etno-antropologico, permetterà di fare luce sulle dinamiche storiche e sociali della comunità bolognese, rileggendo il patrimonio culturale ebraico come esperienza di vita della collettività ebraica dal Medioevo a oggi e come elemento costitutivo dei Beni Culturali della città. Partendo dal cimitero di via Orfeo, il Progetto intende diffondere la conoscenza del patrimonio ebraico e valorizzare i luoghi simbolici della storia della comunità bolognese, al fine di contribuire al processo di costruzione di una memoria cittadina attiva e partecipata.
ulteriori informazioni su www.archeobologna.beniculturali.it

Renata Curina, archeologa SABAP-BO, renata.curina@beniculturali.it, Valentina Di Stefano, archeologa SABAP-BO, valentina.distefano@beniculturali.it
Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO)
Settore archeologia, Via Belle Arti 52 – 40126 Bologna
tel. (+39) 051 223773 – (+39) fax 051 227170

Laura Buonamico, Cooperativa Archeologia, buonamico@archeologia.it 


IL CIMITERO NELLA TRADIZIONE EBRAICA

Il nome con cui noi ebrei definiamo il cimitero è “Bet ha Chajjm” “casa della vita” o nel caso specifico di Bologna, come è stato posto proprio nel nuovo ingresso della sezione ebraica del Cimitero, “Bet mo'ed lekhol chai” “casa di incontro per tutti i viventi”.
Possiamo notare, ma di più ce lo fanno notare i Maestri della tradizione ebraica con i loro insegnamenti, che la parola MORTE viene molto spesso omessa, anche nell'indicare quella condizione.
Sempre secondo la tradizione ebraica anche la morte fa parte di un passaggio della vita, ed il cimitero ne è la testimonianza assoluta.
Il Cimitero rappresenta una delle testimonianze più valide dell’esistenza di una Comunità Ebraica che , anche nel caso in cui essa scompaia da una città, ne costituisce la prova indissolubile dell'antica presenza.
Sin dall'antichità gli ebrei si sono sempre battuti per il possedimento di un terreno dove seppellire i propri cari. L'esempio più lampante lo troviamo nel libro della Genesi al capitolo 23, dove si narra che Abramo, la momento della morte di sua moglie Sara, si adoperò per avere in acquisto un terreno per seppellirla.
La caratteristica primaria di questo terreno è quella di essere lontano dal luogo dove vengono sepolte le salme appartenenti ad altre tradizioni religiose; quindi separato ed autonomo. Nell'episodio biblico è interessante leggere il passo in cui Abramo tratta con Efron – re degli Chittiti – (probabilmente Amurabi) l’acquisto del terreno.
Con estrema eleganza e signorilità Abramo dice di essere disponibile a pagare anche una grossa somma di denaro per l’acquisto del terreno purché questo sia lontano dal luogo dove sono seppellite altre salme.
Egli lo paga una somma di denaro altissima – “400 sicli d'argento che passavano per i mercanti ”1 Tale descrizione dettagliata vuole esprimere, secondo l'interpretazione esegetica del testo, che il danaro con cui Abramo paga il terreno è considerato rivalutabile nel tempo.
Anche nei secoli successivi, il cimitero ha avuto un posto di rilievo nella tradizione Ebraica e non solo in quell'episodio si nota quanta importanza gli ebrei abbiano sempre dato, in ogni epoca, al Cimitero.
Tutta la normativa che riguarda l'istituzione di un cimitero è considerata assai rigorosa, pur tuttavia, allo stesso tempo rispettata da tutti gli ebrei.
Alcune di queste norme sotto riportate mettono in risalto la forte coincidenza con il nostro oggetto in causa:
- Il cimitero deve essere costruito fuori delle mura della città, o almeno 25 metri lontano dal centro abitato.
- I morti vanno sepolti a file ed è bene che siano sepolti rivolti tutti verso la stessa direzione, verso Gerusalemme.
- I Maestri e i Rabbini è consigliabile che siano sepolti separatamente dagli altri, così come i bambini piccoli.
- Non ci si comporta in modo leggero all'interno di un Cimitero, né si possono portare pecore o animali al pascolo.
- A causa dell'impurità dei corpi morti, il Cohen (colui il cui cognome richiama il servizio sacerdotale nel Tempio di Gerusalemme) non può accedere al cimitero, se non per i suoi famigliari più stretti.
- E' proibito studiare Torà in un Cimitero e addirittura è proibito entrare, con gli abiti liturgici (tefillin – i filatteri che gli uomini ebrei indossano nella preghiera mattutina dei giorni feriali)
- E' proibito entrare in un Cimitero nei giorni del sabato e in quelli festivi del calendari ebraico.
Il Cimitero ha quindi acquisito anche grazie a tutta questa regolamentazione un aspetto quasi sacro – distinto.
Gli ebrei romani lo chiamano, con un'espressione entrata poi nel gergo comune anche di altre tradizioni religiose, Campo Santo, a causa dell'importanza data al luogo.
Al contrario, chi volle invece profanare questa sacralità lo soprannominò “l'ortaccio delli hebrei”, così come avvenne a Roma nei secoli in cui esisteva il ghetto, in cui fu profanato in modo irriguardoso ed indegno.

Il Rabbino Capo Alberto Sermoneta
Comunità Ebraica di Bologna
via De’ Gombruti, 9 – 40123 Bologna
tel +39 051 232066   -  segreteria@comunitaebraicabologna.it


DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOLOGICHE, GEOLOGICHE E AMBIENTALI

Nell’ambito della collaborazione tra Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e Comunità Ebraica di Bologna si inserisce lo studio antropologico degli inumati (oltre 400) del cimitero medievale di Via Orfeo condotto dal Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense, diretto dalla Prof. Maria Giovanna Belcastro, del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali.
Lo studio prevede di esaminare molte caratteristiche biologiche dei singoli inumati avvalendosi di un approccio integrato tra analisi morfologiche, microbiologiche, molecolari e tomografiche al fine di ricostruire la storia e la vita della comunità ivi rappresentata.
Oltre alla composizione demografica del gruppo si prevede di ricostruire lo stato di salute, la dieta, eventuali specializzazioni nelle attività lavorative, aspetti relativi ai riti funerari, la provenienza geografica legata a possibili spostamenti da altre aree europee. Per giungere a questi risultati il Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense esaminerà gli aspetti relativi alla ricostruzione dell’integrità dei resti scheletrici per procedere alla ricostruzione del profilo biologico (stima dell’età e attribuzione del sesso degli inumati), dello stato di salute e nutrizionale attraverso l’esame di tutte le alterazioni e patologie ossee e dentarie, e delle attività lavorative svolte in vita.
Lo stato di conservazione degli inumati verrà analizzato dal punto di vista tafonomico per risalire ad eventuali modificazioni intenzionalmente praticate sulle sepolture post mortem. Indagini microbiologiche e molecolari verranno effettuate sul tartaro dentario al fine di ricostruire il microbiota orale ed integrare i dati paleopatologici e dietetici. A tal fine sono coinvolti ricercatori dei Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie (UNIBO) e di Biologia dell’Università di Firenze. I dati sullo stato nutrizionale saranno integrati dallo studio di isotopi stabili (carbonio e azoto) e, per gli aspetti legati all’eventuale provenienza del gruppo in esame da altre aree geografiche, verranno eseguite analisi su isotopi stabili (stronzio e ossigeno) e DNA antico. A questo scopo saranno coinvolti ricercatori di altre Università italiane (Università di Firenze) ed europee (Università di Cambridge e Università di Dublino).
Saranno effettuate tomografie e microtomografie computerizzate nell’ambito di una collaborazione con il Dipartimento di Fisica e Astronomia (UNIBO), grazie alle quali potranno essere virtualmente ricostruiti i resti degli inumati consentendo, non solo di potenziare e ampliare lo studio antropologico a diversi livelli di indagine, ma di restituire alla comunità ebraica le spoglie mortali seppellite nel cimitero di Via Orfeo per onorare la memoria di quella comunità medievale.
Infine i dati verranno raccolti e integrati in un geodatabase per offrire, da un lato uno strumento di gestione delle informazioni di scavo e di laboratorio, dall’altro un supporto significativo per lo studio del contesto, grazie all’elaborazione di planimetrie generate attraverso visualizzazioni tematizzate.
Il modello di studio integrato che emerge, che vede l’integrazione di quanto noto dalle fonti storiche e documentarie, dei dati archeologici e biologici, unitamente alla collaborazione con la Comunità ebraica di Bologna, rappresenta un unicum. Lo studio del cimitero di Via Orfeo – che non ha confronti in Italia e pochi in Europa - e la ricostruzione della vita della comunità ivi rappresentata offre alla città di Bologna la possibilità di ricostruire una parte importante della propria storia e, più in generale, alla società una riflessione che consenta di andare sempre più verso modelli inclusivi di convivenza.

Prof. Maria Giovanna Belcastro
Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Antropologia - Laboratorio di Bioarcheologia e Osteologia forense, Referente scientifico del Museo di Antropologia
Via Selmi, 3 - 40126 Bologna
tel. +39 051 2094197  -  fax +39 051 2094286  -  maria.belcastro@unibo.it  -  www.unibo.it/docenti/maria.belcastro


IL CIMITERO EBRAICO DI VIA ORFEO A BOLOGNA
Lo spazio simbolico e il corpo sepolto in una prospettiva antropologico-culturale

La ricerca di antropologia culturale si pone all'interno del Progetto interdisciplinare di Studio e Ricerca coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con la Comunità Ebraica di Bologna e l'Università di Bologna.
Lo studio antropologico culturale indaga il cimitero inteso come un insediamento portatore di valore culturale, storico e di memoria.
La costituzione del cimitero di via Orfeo a Bologna, detto orto degli hebrei, e la sua relativa distruzione si presentano come eventi storici ed elementi culturali estremamente significativi che hanno segnato profondamente la popolazione ebraica e la città di Bologna. Il momento che segna ufficialmente il passaggio di proprietà dell'area di via Orfeo, allora contracta sancti Petri Martiris, a Elia l'hebreo per farne un cimitero, si ritrova in un riassunto notarile del 1393, conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna. Da quel momento l'area si configura come un luogo distinto e sacro, soggetto alle norme ebraiche e quindi religiosamente connotato.
L'antropologia culturale indaga i processi culturali e approfondisce gli elementi che si consolidano intorno a una pratica e al suo mantenimento. Attraverso la lettura del contesto cimiteriale si entra in contatto con un luogo ricco di informazioni legate al fattore identitario, che consente un approfondimento circostanziato e peculiare del rito di sepoltura ebraico nel medioevo a Bologna, anche grazie all'approccio integrato con l'archeologia e l'antropologia fisica.
Particolare attenzione viene riservata all'area indagata nella sua qualità di campo di sepoltura. Il legame tra individui/gruppi e spazio passa anche attraverso il corpo seppellito. La sepoltura dei corpi produce un'azione simile alla scrittura, poiché incide uno spazio conferendogli una fisionomia precisa e costruendo con esso un legame culturale. Il termine cultura deriva dal latino colere, indicante il movimento circolare e come tale portatore di un’idea trasformativa; colere è l’azione di abitare un luogo, un territorio, coltivare un campo, seppellire un corpo, è azione e costruzione per gli esseri umani che intervengono su un territorio.
Il cimitero di via Orfeo è portatore anche di un significato simbolico. Nel 1569 volge al termine la convivenza tra ebrei e cristiani con l'ultimo di una serie di provvedimenti contro il popolo ebraico a Bologna: il Breve Hebraeorum Gens di Pio V che concedeva alle suore di San Pietro Martire la proprietà del campo in questione e ordinava la distruzione del campo di sepoltura. L'evento si colloca da un punto di vista antropologico come un tentativo di destorificazione che consiste nell'allontanamento (espulsione) del gruppo ebraico a cui il cimitero era appartenuto e nella distruzione di tutti i loro riferimenti culturali. Le lapidi per esempio furono distrutte o riutilizzate e le uniche superstiti si trovano al Museo Civico Medievale di Bologna.
Il cimitero di via Orfeo è un caso unico in Europa per elementi informativi e rappresenta uno straordinario campo di collaborazione tra discipline scientifiche e istituzioni pubbliche. L'obiettivo conclusivo del lavoro di ricerca è la restituzione dei resti umani alla Comunità al fine di garantire una sepoltura secondo il rito ebraico e la restituzione di uno scenario storico e culturale alla contemporaneità. Verranno per questo studiate e concretizzate azioni di valorizzazione e divulgazione che inquadrino il periodo e gli accadimenti legati al cimitero di via Orfeo, come memoria e come eredità patrimoniale culturale ebraica nella città di Bologna.

Valentina Rizzo, Antropologa culturale, Ricercatrice indipendente
mobile 338 9252272  -  valentina.rizzo89@gmail.com