Singolare gemellaggio Svezia - Ferrara
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Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna
8 marzo 2010

L’Ambasciatore di Svezia presso il Quirinale, Anders Bjurner, sarà al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara il 24 e 25 marzo per presenziare alla donazione del tombino della città di Stoccolma e per ricordare la figura di Re Gustavo VI Adolfo che partecipò agli scavi di Spina negli anni Sessanta

26 settembre 1963, Sua Maestà Gustavo VI Adolfo Re di Svezia scava la tomba 1323 di Valle Trebba Gustavo VI Adolfo di Svezia, il Re archeologo,  e il tombino di Stoccolma

Dal 24 marzo al 31 ottobre il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ospita la mostra “Capolavori calpestati. Quando l’arte è sotto i piedi”, esposizione di una settantina di tombini in ghisa del Manhole Museum provenienti da tutto il mondo

Giovedì 25 marzo, ore 16.30, conferenze di Caterina Cornelio “Il Museo Archeologico Nazionale, dagli scavi di Spina al Museo” e Barbro Santillo Frizell "Il re archeologo. Una memoria ancora viva"

FERRARA, Museo Archeologico Nazionale
Via XX Settembre n. 122 - info 0532.66299

I meno giovani lo ricordano ancora, gentile, schietto, la parlata in perfetto italiano, l’abbigliamento informale, armato di paletta e piccozza, attraversare Ferrara per raggiungere Valle Trebba, la località dove fervevano gli scavi della necropoli etrusca di Spina.
“Il Re archeologo”, lo chiamavano, e Re archeologo era davvero. Salito al trono nel 1950, Gustavo VI Adolfo re di Svezia (Stoccolma 1882 - Hälsingborg 1973) aveva sempre nutrito un profondo amore per l'archeologia, acquistando fama di valente studioso sia per gli scavi che aveva diretto che per i tanti contributi scientifici. A Ferrara venne più volte, agli inizi degli anni Sessanta, partecipando attivamente alle indagini archeologiche nella città deltizia sorta sulle sponde del Po tra la fine del VI e la metà del III sec. a.C.
L’esposizione del chiusino regalato al Manhole Cover Museum di Ferrara dall’amministrazione comunale di Stoccolma fornisce il pretesto per festeggiare le nozze d’oro tra la nazione scandinava e il capoluogo estense, inaugurando mercoledì 24 marzo, al Museo Archeologico Nazionale, la mostra “Capolavori calpestati. Quando l’arte è sotto i piedi” e ricordando giovedì 25, alle ore 16.30, la figura di Gustavo VI Adolfo con le conferenze condotte dalla Direttrice del museo Caterina Cornelio e da Barbro Santillo Frizell, Direttrice dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma.
A entrambi gli appuntamenti sarà presente l’Ambasciatore di Svezia in Italia, Anders Bjurner.

Il mix è a dir poco singolare: dai capolavori dell’arte classica a quelli dell’era industriale, più di 2.500 anni separano i crateri attici esposti al piano nobile dai primi tombini in ghisa in mostra nella Loggia del Cortile d’Onore di palazzo Costabili, detto di Ludovico il Moro.
Matrimonio morganatico quello che si celebra al Museo Archeologico Nazionale a partire da mercoledì 24 marzo, in coincidenza con la prima giornata della XVII edizione del Salone dell’arte del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, la fiera che si tiene nel capoluogo estense fino al 27 marzo.
A dispetto dell’apparenza, questa mostra non ha forse location più appropriata. Cos’è in fondo un tombino se non la chiave di volta tra il mondo di sopra, quello architettonico, e il mondo sotterraneo dell’archeologia? E non è forse un'opera d'arte il tombino stesso, semplice manufatto di ghisa da un lato e artistico bassorilievo dall’altro, marchio e simbolo, quasi una medaglia che ogni città conferisce al mondo sotterraneo che la fa funzionare?
Si deve all’inventiva di Stefano Bottoni, patron del Ferrara Buskers Festival, la creazione di una collezione unica al mondo, quella dei manholes (letteralmente buchi da uomo) di ghisa. Un’arte che sta sotto i nostri piedi e calpestiamo ogni giorno ma non per questo meno suggestiva e affascinante.
Quella del Museo Archeologico Nazionale sarà la più grande esposizione fatta finora con una settantina di esemplari giunti da tutto il mondo, compresa Cuba e il Brasile.
Si va dal chiusino di Valencia, con il marchio del pipistrello di Fagundo Bacardi che troviamo sull’omonimo rhum, a quello di Berlino con i palazzi storici, dal tombino di Praga, con la Torre del Ponte di Mala Strana, a quello di Atene, a cerchi concentrici.
Pezzi di storia che la storia testimoniano e raccontano: sul tombino di Roma, decorato con il fascio littorio, sono passati i carri armati della II Guerra Mondiale, quello di Danzica, con la corona e due croci, ci ricorda che da quel porto salparono i Crociati per la terra Santa.

Museo Archeologico Nazionale di Ferrara
Loggia del Cortile d’Onore
Via XX Settembre n. 122
dal 24 marzo al 31 ottobre 2010
Orario di apertura: Martedì - Domenica 9-14 Ingresso € 4,00
tel. 0532.66299

Il cinquecentesco palazzo tradizionalmente attribuito a Ludovico Sforza, detto il Moro, Duca di Milano, appartenne in realtà ad Antonio Costabili, segretario di Ludovico e personalità di spicco della corte del Duca Ercole I d’Este.
Il progetto iniziale fu dell'architetto ducale Biagio Rossetti, nume tutelare dell’architettura ferrarese del Rinascimento.
Il cantiere del palazzo vide all’opera alcuni illustri scalpellini e pittori della corte estense dell’inizio del XVI secolo. Fra i primi ricordiamo Gabriele Frisoni, Girolamo Pasino e Cristoforo di Ambrogio, fra gli altri Ludovico Mazzolino, l’Ortolano e soprattutto Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, autore dei mirabili affreschi dell’Aula Costabiliana, o Sala del Tesoro, posta presso il portico meridionale.
Biagio Rossetti iniziò la costruzione dell’edificio nel 1500 e nel 1503 la lasciò alle cure di Girolamo Pasini e Cristoforo di Ambrogio da Milano. Tuttavia nel 1504 essa venne definitivamente abbandonata e l’edificio rimase incompiuto.
Fulcro del palazzo è il cortile d'onore, completato solo su due lati e ornato da un doppio loggiato dalla ricca decorazione scultorea in pietra bianca, probabilmente opera di Gabriele Frisoni. Sempre al Frisoni è attribuita la scalinata di accesso al piano nobile, con alzate dei gradini decorate a motivi geometrici, delfini e palmette.