Quaderni di Archeologia dell'Emilia-Romagna 22
ARCHEOLOGIA  AD ALTA VELOCITÀ IN EMILIA
Indagini geologiche e archeologiche lungo il tracciato ferroviario
a cura di  Maria Bernabò Brea e Renzo Valloni
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Il Convegno "Archeologia ad Alta Velocità in Emilia" si è svolto il 9 giugno 2003 nel Museo Archeologico Nazionale di Parma. Organizzata dalla Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna in collaborazione con TAV, Cepav Uno e Università degli Studi di Parma, la giornata è stata organizzata per rendere noti i primi risultati delle indagini archeologiche e geologiche condotte per consentire la realizzazione della ferrovia ad Alta Velocità nel tratto emiliano della linea Milano-Bologna.
Questo volume pubblica ora gli Atti di quel convegno.
Il carattere di comunicazione preliminare tipico delle relazioni presentate sei anni fa, inevitabile visto che i cantieri erano appena conclusi se non ancora in corso, è stato conservato anche in questa pubblicazione. La maggior parte dei testi del volume riflette esattamente la relazione del 2003, sia per rispettare la formula degli atti del convegno, sia perché la mancanza di risorse non ha consentito, per la gran parte dei cantieri archeologici, significativi progressi nell'elaborazione dei dati di scavo. Fa eccezione il sito neolitico della Razza di Campegine su cui è stato possibile approfondire gli studi, grazie alla collaborazione dell'Università di Milano: per questo, e a costo di sbilanciare un po' il volume, i curatori non hanno voluto rinunciare a rendere noto anche quel contributo, seppur posteriore al convegno.
In altri casi, purtroppo, l'autore dell'intervento al convegno non ha però consegnato il testo. La lacuna è particolarmente grave per il resoconto delle indagini relative all'età del Ferro e all'età storica nel modenese, di cui il volume può pubblicare solo l'abstract e i testi del poster inviati prima del convegno.
A parte questi inconvenienti e lacune, il volume è di rilevante interesse poiché le indagini svolte per i lavori dell'Alta Velocità hanno rappresentato, nel complesso, un indubbio salto di qualità nella conoscenza geologica e archeologica del territorio emiliano. Hanno infatti rappresentato un'occasione di indagine forse irripetibile per estensione e capillarità dei cantieri che sono stati aperti lungo i 142 km del tracciato della ferrovia, dalla sponda sinistra del Po alla periferia ovest di Bologna, a cui si sono aggiunte numerose aree di indagine esterne alla linea principale legate ai servizi, viabilità e cave.

 


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