Convenzione fra Diocesi Reggio Emilia-Guastalla e ITS "Secchi" di Reggio Emilia, siglata da SABAP-BO e UniBO - Progetto triennale 2017-2020
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Referente responsabile per SABAP-BO, Architetto Maria Luisa Laddago


Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, Ufficio beni culturali - nuova edilizia, Istituto Tecnico Statale per Geometri “Angelo Secchi” e Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

Didattica d’eccellenza per la conoscenza e la tutela del patrimonio storico di Reggio Emilia

Firmata una Convenzione triennale tra Diocesi di Reggio Emilia, ITS per Geometri “A. Secchi”, Soprintendenza e Università per realizzare rilievi architettonici e indagini diagnostiche nel Complesso Episcopale di Reggio Emilia (Cattedrale, Episcopio e pertinenze, Palazzo d'Este e Palazzo dei Canonici) finalizzati ad approfondirne la conoscenza
Uno dei primi casi in Italia di accordo istituzionale per la formazione dei professionisti di domani

Un progetto di elevatissima qualità che coniuga finalità didattiche a risvolti di conoscenza, una sinergia tra istituzioni (scuola, diocesi, soprintendenza e università) che pone al centro la formazione tecnico scientifica e l'importanza dell'apprendimento empirico, fondamentale per riportare in primo piano il ruolo dei beni culturali e indicare anche nuove strade utili a superare la crisi economica e occupazionale.

Bologna, 18 maggio: firma della convenzione
Un momento della firma. Da sin: mons. Tiziano Ghirelli, Maria Grazia Diana, Luigi Malnati e Paola Galetti

Sono tutti d'accordo i firmatari della convenzione siglata il 18 maggio a Bologna che consentirà agli studenti dell’Istituto Tecnico Statale per Geometri "Angelo Secchi" di Reggio Emilia di eseguire il rilievo architettonico del Complesso Episcopale reggiano posto tra piazza Prampolini, via Toschi, piazza s. Prospero e via Vittorio Veneto.
Un accordo quasi unico nel suo genere a livello nazionale che, come ha sottolineato il Soprintendente Malnati, "premia ancora una volta il 'modello Reggio Emilia', una città capace di promuovere la collaborazione fra istituzioni e fondere formazione e competenze, per sviluppare nuove figure professionali che possano avere conoscenze specifiche nelle varie branche dei beni culturali".
Perché se è vero che il nostro immenso patrimonio culturale deve essere valorizzato è anche vero che per prima cosa deve essere conservato e tutelato "e questo si può fare solo formando addetti preparati, specializzati e appassionati in grado di coniugare la parte tecnico-scientifica a quella umanistica”.
La convenzione è stata sottoscritta da mons. Tiziano Ghirelli, direttore dell’Ufficio per i beni culturali-nuova edilizia della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, e Maria Grazia Diana, Dirigente dell’Istituto Tecnico Statale per Geometri “Angelo Secchi” di Reggio Emilia, e siglato da Luigi Malnati, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

Il Complesso Episcopale di Reggio Emilia nel cuore della città

Posto nel cuore della città, il Complesso Episcopale di Reggio Emilia è da secoli uno dei poli attrattivi dell’intero territorio. Costituito da Cattedrale, Battistero, Episcopio e pertinenze, Palazzo d'Este e Palazzo dei Canonici può ben dirsi la sintesi di poliedriche valenze che investono non solo la sfera ecclesiologica e teologica ma anche quella politica, sociale, urbanistica, architettonica, artistica e ovviamente storica. Pochi ad esempio sanno che fu proprio tra queste mura che nel luglio 1797 Józef Wybicki compose il testo di quello che diventerà poi l’inno nazionale polacco.
L'articolazione dei diversi edifici compone un insieme architettonico che occupa un’area di sedime di oltre 7000 mq, ponendosi come ponte di collegamento ideale tra la piazza principale della città e la salottiera piazza antistante la basilica di San Prospero, patrono della città.
È questo insieme di edifici intimamente connessi tra loro che l’Istituto Tecnico Statale per Geometri “Angelo Secchi” di Reggio Emilia ha scelto come “tavolo di lavoro” per gli studenti impegnati nell’apprendimento delle moderne tecniche di rilevamento degli edifici storici.
Le prime attività didattiche, svolte nel 2015 e nel 2016, si sono concentrate sul rilievo del fronte ovest prospiciente piazza Prampolini (105 mt di lunghezza) e su quello dei suggestivi quanto sconosciuti ambienti un tempo destinati a Prigioni Vescovili, interessanti, oltre che per le connotazioni architettoniche, anche per il valore storico ed etnoantropologico che rappresentano: per questi lavori gli studenti del “Secchi” hanno ottenuto importanti riconoscimenti nell’ambito di concorsi nazionali riservati alle Scuole per Geometri.

Graffiti su una parete dei locali adibiti a Prigioni Vescovili
Graffiti su una parete dei locali adibiti a Prigioni Vescovili

Dopo due anni di attività, la Dirigente dell’Istituto Scolastico, prof.ssa Maria Grazia Diana, e il direttore dell’Ufficio per i beni culturali-nuova edilizia della Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla, mons. Tiziano Ghirelli, hanno ritenuto opportuno strutturare maggiormente questa collaborazione, stilando un atto formale che coinvolgesse sia la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (organo periferico del MiBACT, competente della tutela e conservazione del bene) che il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università degli Studi di Bologna (referente Paola Galetti), attivo nell’ambito della ricerca scientifica e archeologica nel territorio reggiano.
Da qui la firma della convenzione sottoscritta tra le parti il 18 maggio 2017 nella piena consapevolezza che queste forme di sinergia tra istituzioni con finalità didattiche consentano agli studenti di acquisire non solo conoscenze tecniche specifiche ma anche modalità operative basate sull’interdisciplinarità e sull’apporto dei diversi saperi e competenze.

Bologna, 18 maggio 2017: firma della convenzione
Alla firma della convenzione erano presenti anche rappresentanti degli studenti e dei docenti del "Secchi", consulenti del progetto e l'arch. Laddago, referente sul campo per la SABAP-BO

La Convenzione tra l’Istituto Scolastico e la Diocesi ha come obiettivo la realizzazione di una serie di rilievi architettonici e di indagini diagnostiche che consentano la più ampia e completa conoscenza del Complesso Episcopale: la raccolta sistematica di dati materiali e formali consentirà di acquisire maggiori nozioni sui corpi di fabbrica e sulla loro evoluzione, costituendo una banca dati sull’intero complesso utile tanto ai fini degli interventi di consolidamento strutturale, restauro e manutenzione del monumento, quanto di interventi preventivi di miglioramento del comportamento alle azioni sismiche.
La partecipazione degli studenti dell'Istituto “A. Secchi” rientra nel progetto scolastico denominato Habitationem Nostram che è parte dell’offerta didattica della scuola. Questo progetto si fonda sulla consapevolezza che una profonda conoscenza del patrimonio del territorio è indispensabile alla sua custodia e tutela. Poiché la conoscenza materico formale del patrimonio monumentale viene acquisita attraverso il rilievo del bene, questo implica la padronanza delle più moderne tecniche di rilevamento che saranno illustrate agli studenti con attività sia teoriche che pratiche.
Le azioni previste nel progetto del “Secchi” sono: il rilievo geometrico tramite laser scanner del Complesso nella sua articolazione su più livelli, tanto in esterno che in interno; il rilevamento con termo camera dei prospetti esterni (dove raggiungibili) e degli spazi interni necessari per il completamento dell'attività di rilievo; la restituzione di piante, prospetti, sezioni in ambiente CAD; la georeferenziazione del rilievo sul sistema cartografico nazionale, ROMA 40; le indagini diagnostiche non distruttive; l’eventuale predisposizione del materiale raccolto per l’inserimento dello stesso in ambiente WEBGIS; l’analisi e la catalogazione dei materiali lapidei artificiali del Complesso.
In tale attività agli studenti verrà garantita una adeguata formazione con lezioni teoriche propedeutiche, condotte da professionisti, al fine di fornire agli allievi i fondamenti di ciascuna metodologia di analisi. Gli studenti, in equipe strutturate, parteciperanno allo svolgimento delle prove stesse e contribuiranno all'elaborazione e alla stesura dei risultati.
Nel corso del progetto, sono previste verifiche dello stato di avanzamento in modo da poter vagliare i dati raccolti e indirizzare indagini mirate, con il supporto dell’Università degli Studi di Bologna e della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

Reggio Emilia, Vescovado (sottotetti): affreschi del XVI secolo
Reggio Emilia, Vescovado (sottotetti): affreschi del XVI secolo


Il Complesso Episcopale Reggiano

Il Complesso Episcopale di Reggio Emilia, vera “isola sacra” nel cuore della città, si articola in una serie di fabbricati monumentali che trova il suo asse principale nella cattedrale, in un sistema di edifici che da essa si emanano o ad essa si innestano: il palazzo vescovile, con il suo ampliamento di metà Seicento; il battistero cittadino; il palazzo dei Canonici con il suggestivo collegamento tra le piazze dato dal Broletto, caratterizzato dal loggiato tardo quattrocentesco, che si conclude con il Santuario delle Reliquie, addossato alle maestose absidi di inizio Cinquecento.

La Cattedrale, intitolata alla Vergine Assunta in cielo, canonicamente orientata, si sviluppa oggi su una pianta a croce latina con transetto sporgente e profonda abside centrale affiancata a nord e a sud da un’abside minore per parte. Due le navate laterali alla maggiore, sulle quali prospettano rispettivamente cinque cappelle.
La chiesa presenta volte a botte con finti lacunari dipinti. All’incrocio del transetto si eleva una cupola su un alto tamburo, che si raccorda ai piloni di sostegno attraverso pennacchi triangolari sui quali trovano posto i quattro evangelisti in altorilievo in stucco.
Il transetto è soprelevato sullo spazio delle navate, dislivello superato attraverso una scalinata in marmo rosso di Verona. Al di sotto del transetto e delle cappelle orientali si sviluppa la cripta articolata in 9 corte navatelle che immettono in tre cappelle a loro volta trinavate, discriminate da colonne in pietra di varie epoche.
La copertura dell’edificio è costituita da capriate lignee e manto di coppi in laterizio.
Le strutture murarie in laterizio non mancano di denunziare in più punti le varie fasi di costruzione e restauro del monumento.
Il fronte ovest, caratterizzato da una tipologia “a capanna” (sul quale svetta un tiburio ottagonale), sostanzialmente risalente al XIII secolo, è caratterizzato per il primo livello da una incompiuta facciata in pietra bianca e rosa di Verona del XVI secolo.
Le fonti storiche medievali menzionano la chiesa episcopale di Reggio solo negli ultimi secoli del primo millennio. Essa tuttavia certamente esisteva già nel 451, anno in cui il vescovo Favenzio interviene a Milano in una assemblea sinodale. Le indagini archeologiche eseguite recentemente all’interno della navata centrale dell’aula hanno per altro messo in luce un’antica abside databile al VI-VII secolo, che fa ritenere che in una prima fase l’edificio cultuale si prolungasse sotto la piazza antistante l’attuale facciata. Non risultano tuttavia di agevole lettura le fasi costruttive della chiesa episcopale nei secoli dell’Alto Medioevo. Gli scavi hanno comunque rivelato le tracce di diverse fasi di ricostruzione-ampliamento dell’edificio, che tra X e XI secolo è ricostruito in posizione arretrata con il recupero dell’abside antica che, completata da un semicerchio murario contrapposto dà vita a una torre di facciata (westwerk) che rinvierebbe tipologicamente a analoghe costruzioni nord europee di epoca ottoniana.
Più chiare sono le vicende dell’arciedificio a cominciare dal X secolo, quando l’imperatore Ludovico III, a seguito delle incursioni ungare che avevano causato anche la morte del vescovo Azzo II, concede al vescovo Pietro di fortificare la cattedrale e i contigui palazzi episcopale e canonicale con una cinta muraria: nasce così il castello vescovile a sud della via Emilia, a ridosso di quello che in epoca romana era stato il foro.
L’arrivo nel X secolo delle reliquie dei ss. Crisanto e Daria, dono di Berengario II al vescovo reggiano, dà ragione anche della realizzazione della cripta sotto il transetto e l’abside, abside alla quale nel XIV secolo sono affiancate due absidi minori.
Il secondo millennio vede la cattedrale reggiana oggetto di una serie di interventi di “ammodernamento”. Di queste fasi ci restano pregevoli testimonianze artistiche, quali il mosaico pavimentale realizzato probabilmente in due distinti momenti tra i secoli XI e XII (oggi ai Civici Musei della città); il grandioso affresco bizantineggiante con Cristo in mandorla e angeli e santi che ornava la facciata di XIII secolo della chiesa fino al 1959–1960, quando ragioni conservative ne consigliarono il distacco (oggi esposti nel Museo Diocesano); i resti dell’ambone di XIII secolo con la lastra antelamica della Majestas Domini parzialmente dipinta; le colonne e i capitelli che il recentissimo restauro ha riscoperto all’interno dei pilastri delle navate realizzati alla fine del 1500.
Importanti i lavori che interessano l’edificio nel corso del XV secolo: la realizzazione delle crociere gotiche e, tra la fine del secolo e il 1504, la nuova abside maggiore con il rivestimento delle absidi preesistenti su moduli che si ispirano all’architettura ferrarese e lombarda, progetto per il quale è avanzato il nome di Cesare Cesariano.
Avviata la ricostruzione marmorea della facciata alla metà del Cinquecento, quanto meno avvalendosi della consulenza di Giulio Romano, la stessa sarà posta in opera fino al primo livello (rimanendo poi interrotta) da Prospero Spani, attivo nell’interno con la realizzazione di alcuni monumenti funerari e, soprattutto, con il monumentale ciborio eucaristico, su disegno di Lelio Orsi.
Nel 1600 il senese Cosimo Pugliani ottiene l’incarico di ristrutturare l’interno della cattedrale. A partire da quella data sono anche regolarizzate le cappelle che si affacciano sulle navate minori e l’edificio perde la facies romanica che sostanzialmente doveva caratterizzarlo ancora. Negli anni seguenti (1623) è elevata una cupola all’incrocio del transetto su disegno del canonico Paolo Messori. L’interno della cupola, già affrescato nel 1779 da Antonio Fontanesi, è decorato nel 1885 da Fermo Forti e aiuti, con angeli recanti simboli delle virtù.
Un ulteriore significativo intervento al complesso monumentale è realizzato nel 1746 su progetto di G. Battista Cattani detto Cavallari, quando a ridosso dell’abside di sud-est, - a un livello intermedio tra il piano del transetto e quello delle sagrestie e della sala capitolare - è edificata la cappella del Tesoro o delle Reliquie.
L’ultimo generale intervento di revisione degli interni risale alla seconda metà del XIX secolo, con la decorazione delle volte con finti lacunari prospettici (su disegno di Pio Casoli) e il nuovo pavimento in marmo bianco e bardiglio.
Diversi gli artisti che operano per i vari adeguamenti liturgici, per la realizzazione di preziose suppellettili di culto, per gli apparati iconografico, per i monumenti funerari di vescovi e personalità illustri della città. Tra i maggiori Dosso Dossi, Annibale Carracci, Guercino, Bartolomeo Spani, Prospero Clemente, Bernini, Palma il Giovane, Cavalier d’Arpino, Passignano, Pomarancio, oltre a valenti artisti della scuola emiliana e bolognese. Parte delle loro opere è andata perduta o comunque non è più presente in cattedrale anche a causa delle requisizioni Estensi o Napoleoniche.
L’edificio è stato interessato da una campagna di restauro generale (2002-2011) che ha previsto il consolidamento strutturale dell’edificio, il recupero cromatico dei paramenti murari e gli adeguamenti impiantistici e funzionali, con l’inserimento di nuove opere d’arte, opera di C. Parmiggiani (altare), H. Nagasawa (ambone), E. Spalletti (candelabro pasquale).

Articolati su p.zza Prampolini a ovest, via Vittorio Veneto a nord e stradone del Vescovado a est, il complesso dei palazzi vescovili (“episcopio antico” ed “episcopio estense”) si articola in una fabbrica che tanto all’esterno come ai diversi livelli manifesta le fasi di realizzazione, denunciando tentativi di omogeneizzazione tanto stilistica come funzionale degli ambienti.
Così, se l’ala est, ovvero il Palazzo Estense, oggi sede del museo diocesano e degli uffici di curia, si presenta scandita su tre livelli sostanzialmente coerenti, l’ala del vescovado “antico” si articola su quattro livelli, costituiti (particolarmente su p.zza Prampolini) dai negozi a pian terreno, due livelli di mezzanini e un piano nobile, con ambienti di rappresentanza che, sotto la veste ottocentesca, celano ampie testimonianze della situazione architettonica e decorativa dal XV secolo in poi.
Il Palazzo Vescovile posto sul lato settentrionale della cattedrale, tra il battistero e la scomparsa chiesa di s. Michele – ma in posizione isolata - è documentato almeno al X secolo, quando l’intero complesso episcopale è cinto da una cortina muraria di difesa che lo trasforma in un castellum, con sul lato orientale un canale che attivava le pale di un mulino di pertinenza vescovile. La sua presenza non di meno è da presumersi coeva all’edificazione della stessa cattedrale.
Ricostruito e ampliato dal vescovo Nicolò Maltraversi (1211-1243) nella prima metà del XIII secolo, il palazzo subisce i danni di un incendio nel 1289 durante le lotte cittadine tra guelfi e ghibellini. Danneggiato ancora da un grave incendio nel 1374, l’episcopio cessa per circa un secolo di essere residenza dei vescovi che trasferiscono la loro sede in prossimità della chiesa di s. Claudio, a sud della città.
A riportare la residenza episcopale presso la cattedrale provvede il vescovo Bonfrancesco Arlotti (1477-1508). L’Arlotti amplia l’antico edificio - in parte ai danni del battistero - unendo in un unico corpo di fabbrica la cattedrale, il palazzo episcopale e il battistero. Successivamente è costruito il cortile d’onore (1507 – 1510) con porticato su colonne corinzie in marmo di Verona.
Alla metà del Cinquecento il vescovo Grossi (1549-1569) promuove ulteriori lavori di sistemazione, imitato in questo anche da suoi successori, in particolare da Paolo Coccapani (1624-1650).
Con la nomina a vescovo di Reggio del card. Rinaldo d’Este (1650-1660) - parallelamente al cantiere che vedeva a Modena la costruzione di una grande dimora per la corte estense - si dà avvio a lavori di ampliamento e di ristrutturazione dei vari corpi di fabbrica che costituivano la parte ad est dell’antico palazzo vescovile.
Incaricato dell’esecuzione del progetto (che vedrebbe coinvolti a diverso titolo anche Bernini, Borromini e Pietro da Cortona), è l’architetto romano Bartolomeo Avanzini. L’edificio estense, con la sua scansione su tre livelli, più che all’architettura locale si rifà a elementi propri dell’edilizia aristocratica romana, seppur semplificati. Eliminati risalti plastici sul piano della facciata, una sobria decorazione è affidata alle finestre che, “poggiate” su una sorta di marcapiano, appaiono caratterizzate da una trabeazione rettilinea al pian terreno e da un timpano curvilineo e da uno triangolare rispettivamente ai due piani superiori.
In occasione di questi lavori scompaiono la chiesa di s. Michele e altri locali adiacenti sul lato nord, permettendo in tal modo la realizzazione di una piccola piazza sul fianco settentrionale del palazzo, che verosimilmente avrà la sua facciata neo secentesca solo nell’ultimo quarto del XIX secolo, forse su disegno dell’ing. Ferdinando Albertini, al quale si deve un generale riassetto dei volumi complessivi dell’edificio e anche il fronte in stile a ovest, su piazza Prampolini.
Nel complesso degli edifici trovano oggi collocazione il Battistero fondato nel sec. XII e ampiamente restaurato del XV secolo dal vescovo Arlotti, l’episcopio, gli uffici della Curia vescovile, il Museo Diocesano, inaugurato nel 2006, la Mensa del vescovo per il povero.

Il Palazzo dei Canonici, analogamente al “gemello” Palazzo Vescovile, costituisce uno degli isolati più articolati e complessi del centro storico della città, situato tra p.zza Prampolini, via Toschi, p.zza S. Prospero, Broletto.
La facciata su p.zza Prampolini presenta un paramento murario intonacato con elementi plastici tra le proporzionate finestre e nella parte bassa a falso bugnato. Presenta quattro ordini di apertura, con negozi al pian terreno e finestre architravate, regolarmente distribuite, ai livelli superiori.
Interiormente, sul Broletto, per tre lati (est, sud e ovest), si articola al di sopra dei negozi al pian terreno, un elegante loggiato di gusto quattrocentesco con archi a tutto sesto poggianti su colonne a sezione ottagonale, in parte binate, con capitelli in arenaria.
La Canonica della cattedrale è attestata archivisticamente almeno dal IX secolo. Gli edifici canonicali sono ricordati pro maiori parte diruptae ex toto devastatae, ac inhabitabiles factae et ad guastum redactae nel sinodo del vescovo Pinotti del 1369. Negli anni immediatamente successivi a quella data le fonti storiche ricordano locali al pian terreno delle canoniche messi a reddito, azioni che scatenano tensioni con il Comune circa l’uso degli spazi adiacenti la cattedrale. La controversia è in parte definita nel 1391, quando i canonici evidenziano formalmente i confini del loro palazzo, delimitato dall’arco di Broletto verso la piazza, dalla fiancata della cattedrale, dalla corticella delle canoniche e, ancora, dalla piazza comunale. La vertenza non manca di trascinarsi a lungo, se, ancora nel 1438, i canonici e i rappresentanti del Comune, presenti le massime autorità cittadine, pongono atti di transazione di fabbricati a definire le rispettive pertinenze. A partire da quella data si progettano lavori di ristrutturazione del fabbricato, come si evince da un documento del 1459 in cui è affermato che i canonici construi fecerunt super plathea cammunis Regii a latere versus mane dictae plateae unum pulcrum palatium. Per far fronte ai costi sono alienati, nel 1445, un terreno ad Aiano e un fabbricato a Montericco. A questa fase apparterrebbe il loggiato superiore (parzialmente ampliato alla fine del XVIII secolo), mentre successivi sono i decori interni degli ambienti residenziali, come testimoniano i soffitti lignei dipinti che riportano con lo stemma del Capitolo (le chiavi decussate) quello del vescovo Arlotti (+ 1508).
Anche in questo frangente il Comune troverà ragioni di protesta per un presunto sconfinamento da parte dei canonici, che risponderanno argomentando i propri diritti (1455-1456).
Architetto di questi lavori è ritenuto (pur senza il suffragio di documenti espliciti) Antonio Casotti, attivo in città in quegli anni in diverse fabbriche di committenza ecclesiastica.
Appartiene a questo periodo (1488) la realizzazione del collegamento voltato tra la piazza del Comune e quella di s. Prospero, passaggio ottenuto utilizzando il cortile delle canoniche e l’antica area cimiteriale della cattedrale, passaggio che risulterà ulteriormente “monumentalizzato” dalla costruzione (dopo il 1505) delle botteghe in aderenza alle cappelle della navata sud del duomo.
Significativi interventi di restauro del Palazzo sono quelli realizzati nell’ultimo quarto del Settecento, quando Giuseppe Barlaam Vergnani realizza la nuova Biblioteca del Capitolo sul fronte ovest, ristrutturando gli spazi residenziali e intervenendo anche sul loggiato quattrocentesco (1782). Tre anni dopo, lo stesso Vergnani, ma in veste di appaltatore dei lavori, realizza la facciata (più pittorica che architettonica) disegnata da Antonio Fontanesi; da non escludersi, tuttavia, che il progetto originale sia stato parzialmente modificato dal Vergnani e da Domenico Marchelli.
A seguito della prescrizione del 1798 in cui si disponeva l’obbligo di apporre sulla facciata del palazzo municipale una lapide con i primi tre articoli della Costituzione Cisalpina, l’epigrafe è collocata sull’arco di accesso al Broletto verso la piazza; le mutate situazioni politiche, fecero rimuovere quel testo nel 1812, sostituito con l’attuale che recita: STAT REGIENSIUM FIDES NULLA SUB AEVO INTERITURA. La facciata risultava compromessa matericamente a metà del XIX secolo, tanto che sul tema del suo restauro non mancarono nuove dialettiche tra i canonici e il Comune. L’ultimo intervento di restauro si data al 1917 per opera di Riccardo Secchi.
Interventi di consolidamento al Palazzo dei Canonici sono eseguiti nei primi anni ’70 del XX secolo e a seguito degli eventi sismici del 1996-2000.


Informazioni dell'Ufficio beni culturali - nuova edilizia della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla
via Vittorio Veneto 6, Reggio Emilia
tel
0522 1757930 - fax 0522 1757904 - beniculturali@diocesi.re.it

Le foto del complesso e della città sono di Fernando Miele, Ufficio beni culturali-nuova edilizia della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla
Le foto della firma della convenzione sono di Marco Matteuzzi, Funzionario SABAP-BO

pagina a cura di Carla Conti