Parma, Museo Archeologico Nazionale, Palazzo della Pilotta (info 0521 233718)
Esposizione straordinaria fino a domenica 10
marzo 2013 della tazza d’oro
dell’antica età del Bronzo (XVIII-XVII sec.a.C.) rinvenuta un anno fa a
Montecchio Emilia, nel Reggiano
orari museo: martedì-venerdì, ore 9,00-17,00; sabato e festivi ore 12,30-19,30
(la biglietteria chiude mezzora prima)
L'eccezionale reperto e le ultime novità sulle
terramare in due servizi su RAI 3:
sabato 26 gennaio (alle ore 12.25 ) "Il settimanale", rubrica della TGR
Emilia-Romagna
sabato 2 febbraio (alle ore 11) "Bellitalia", rubrica della TGR dedicata ai beni
culturali
Pesa
circa mezzo chilo, è alta poco più di 12 cm, è spessa un millimetro e mezzo ed è
in oro quasi purissimo. La tazza rinvenuta nel marzo 2012 a Montecchio Emilia
(RE) è un reperto straordinario che risale all’antica età del Bronzo (cioè a un
periodo compreso tra i 3800 e i 3700 anni fa) e non ha confronti in Italia (e
pochissimi nel mondo).
Esposta dal mese scorso nell’ampia sezione del Museo Archeologico Nazionale di
Parma dedicata alla Preistoria e Protostoria del territorio emiliano, è subito
diventata la beniamina del pubblico tanto che la Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna ha deciso di prorogarne l'esposizione fino al
10 marzo prossimo.
Alla tazza d'oro di Montecchio Emilia e alle terramare, la TGR di RAI3 dedica
due servizi curati da Giorgio Tonelli: sabato 26 gennaio (alle ore 12.25 )
all'interno della rubrica "Il settimanale" dell'Emilia-Romagna, e sabato 2
febbraio (alle ore 11) su "Bellitalia"
Al di là della straordinaria preziosità del reperto, la tazza d’oro di
Montecchio Emilia è un oggetto destinato a cambiare radicalmente alcune idee
consolidate sui commerci e sugli scambi nell’Europa di quasi quattro millenni
fa. Parzialmente rotta da arature o lavori agricoli recenti (era a soli 60 cm di
profondità), era già schiacciata in antico: un danno forse intenzionale,
probabilmente legato a uno specifico rituale. Nessuna tomba, struttura o
cassetta di lastre conteneva il reperto, sepolto isolato in una semplice buca di
nuda terra.
La straordinaria scoperta è avvenuta a marzo dell'anno scorso durante i lavori
nelle cave di inerti “Spalletti” del Gruppo C.C.P.L., ai limiti settentrionali
del comune di Montecchio Emilia. Un’area che da tempo sta restituendo
testimonianze archeologiche di ampia datazione, dai resti sporadici del
Neolitico Finale e dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.) alle urne cinerarie
dell’età del Bronzo media-recente (XIV-XIII sec.a.C.), forse collegate a una
terramara individuata poco più a sud, fino ai più cospicui materiali di epoca
etrusca (sepolture) e romana (resti insediativi e funerari). È in questo quadro
che gli archeologi hanno trovato, completamente isolata, questa strepitosa tazza
d’oro databile (in virtù della specifica tipologia) all’antica età del Bronzo
cioè a un periodo compreso tra il XVIII e il XVII secolo a.C.
“L’isolamento della tazza rinvenuta a Montecchio –spiega il Soprintendente
Filippo Maria Gambari- è analogo a quello degli altri reperti trovati in Europa
e conforta l’ipotesi di un utilizzo rituale. Di sicuro questo oggetto aveva un
valore elevatissimo già allora; quanto a quello che potrebbe avere oggi, basti
dire che una tazza simile rinvenuta a Ringlemere è stata acquistata nel 2002 dal
British Museum per 270mila sterline, più di mezzo milione di dollari”
La tazza, che rappresenta certamente una deposizione votiva, è deformata e
lacunosa ma interamente leggibile. Il suo ritrovamento lega idealmente il
territorio di Montecchio Emilia agli henges del Regno Unito e ai recinti del
Nord Reno-Westfalia, le zone da cui provengono i pochi confronti esistenti.
Esemplari simili sono stati infatti trovati solo a Fritzdorf e Gölenkamp
(Germania), a Rillaton e a Ringlemere (Gran Bretagna), quest’ultimo al centro di
un henge, con due vasi d’argento provenienti da tumuli bretoni, a Eschenz
(Svizzera) e nel tumulo di Saint Adrien, in Bretagna (quest'ultimo però è in
argento).
Un motivo in più per visitare il Museo Archeologico che ospita anche, fino al 2 giugno prossimo, la mostra "Storie della prima Parma. Etruschi, Galli, Romani: le origini della città alla luce delle nuove scoperte archeologiche" che ripercorre il processo di formazione della città, dall'età del Ferro alla piena romanizzazione, esponendo i reperti inediti e spesso strepitosi rinvenuti negli scavi degli ultimi anni